Novunque siamo, novunque andiamo: domenica con la Compagnia delle Poete

Sarah e Francisca non sanno esattamente dove siamo diretti. Non conoscono bene Firenze e ci interrogano curiose su quel che scorgono dal finestrino. Dove siamo?”, è la domanda che rincorre Francisca, mentre l’auto di Riccardo rincorre le acque dell’Arno, il verde delle Cascine di là del ponte, la periferia urbana dell’Isolotto che ci trasporta in un luogo in cui è insolito portare poesia: una residenza socio-sanitaria assistenziale per anziani, uno spazio ai lati di Firenze inserito in un quartiere che è ancora Firenze, che è tanto altro e tanto miscuglio, un po’ come sono mescolate le vite di queste due poete che provengono da altri luoghi, Sarah dalla Croazia e Francisca dal Cile.

 

Da molti anni hanno fatto dell’Italia la loro casa, della lingua italiana la casa della quotidianità e della scrittura, e mentre alle loro richieste assetate di storie, snocciolo quel che so della storia dell’Isolotto, arriviamo al Giglio e ci dirigiamo a salutare i residenti in attesa sulla terrazza che occupa gran parte del secondo piano.

È interessante, un luogo all’apparenza chiuso, dotato di uno spazio così esterno, aperto”, mi fanno notare le poete. È vero. Una terrazza-ponte verso “il fuori”.

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E iniziamo proprio a sentirci in uno spazio “oltre” – i muri, i confini – nel “Novunque” che dà il titolo alla raccolta poetica che Sarah e Francisca hanno portato con sé. È un’emozione averle con noi, fanno parte della Compagnia delle Poete nata nel 2009 per dar voce a chi come loro scrive in italiano ma possiede una lingua materna “altra”. E dalle poesie della Compagnia prendono il via le letture, in un alternarsi di voci che è un alternarsi di piccole storie, fiabe al contrario in cui fate e principi si danno appuntamento nei luoghi sbagliati:

Sarò in anticipo” / disse la Fata Turchina / in Turchia. / “Sarò in ritardo” / disse in Costa Azzurra / il principe. / “Sarà per un’altra volta” / dissero tutt’e due / dopo aver aspettato tanto – sono i versi di Barbara, recitati da Sarah.

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“Sono gli appuntamenti mancati che possono cambiare le nostre vite”, osserva Sarah, e tra i residenti parte un applauso. Esistono luoghi “giusti”o“sbagliati”? Esistono posti in cui capiti e scopri cose nuove, come sono capitate Sarah e Francisca al Giglio, dove hanno scoperto un pubblico attento e desideroso di poesia. La sensazione è di trovarci tutti dentro i versi di Francisca,diretti a un piccolo luogo / … tracciando una strada facile / attorno al cerchio della terra, / molto sopra al margine delle cose / che appartengono”, in un “Novunque” in cui l’unica appartenenza è quella della condivisione emotiva che sanno suscitare le loro poesie. Sarah a un certo punto non sa più stare ferma, si alza e recita i suoi versi avvicinandosi ai residenti, carezzandoli con un gesto, o un sorriso. Francisca ci regala una poesia nella sua lingua materna, lo spagnolo.

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Siamo in perfetto silenzio, e quando il tempo della poesia sta per chiudersi, sembriamo risvegliarci da un lungo sogno. Siamo stati nella Terra di Novunque, ma ora i residenti vogliono entrare in relazione con le poete, raccontare anche la loro, di storia, che è una specie di favola unica: “Io mi chiamo Franca. Di Franche qui dentro ce ne sono due. Quando sono arrivata, due anni fa, c’erano anche due Franchi.” Non ci dice dove sono finiti – probabilmente a Novunque. Ma ci sentiamo tutti noi, a Novunque, dentro una residenza che sa farsi tanti luoghi: una cucina quando arriva il carrello della merenda, un salotto quando si proietta un film, un palcoscenico quando si fa teatro. Siamo novunque quando Sarah e Francisca ci ringraziano, commosse, perché “fuori, c’è molta confusione, qui dentro, invece, c’è molta attenzione”. E allora, nella Terra di Novunque, dentro il Giglio, a noi viene proprio voglia di tornarci.

E l’occasione per tornare al Giglio ce la dà il prossimo appuntamento della rassegna “Appunti per un Cantiere poetico – A merenda preferiamo la poesia”:

Domenica 28 Ottobre, alle ore 16, con un intervento poetico di Max Di Mario, giovane promessa della poesia performativa e vincitore di vari Poetry Slam, con alle spalle due romanzi pubblicati (Una settimana allucinante, 2013, Albatros; e Kodoku, 2015, Altromondo).

V.

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