Al principio del bello: domenica di poesia e filosofia con Max Di Mario

Umano troppo umano, dice un’opera di Nietzsche. Noi di umano qui oggi abbiamo Max di Mario, umano al punto giusto, e pure filosofo di formazione. Davanti a un caffè, parla di sé e racconta di avere studiato Filosofia per 3 anni a Padova, e di essersi poi trasferito a Firenze per iscriversi a una magistrale che esiste solo qui: Filosofia della Scienza, una disciplina affascinantissima che tenta di descrivere con voce intrisa di energia e allegria. Perché di Max noti subito questo: l’energia e l’allegria dentro le parole, che usa rapide per raccontare di sé, del suo rapporto con la poesia. Max è veneto, di Mestre, città complessa che racchiude su di sé le contraddizioni dei luoghi più autentici. Ed è un piacere per noi oggi accompagnarlo in un luogo decisamente autentico di Firenze, la residenza per anziani “Il Giglio. “Non vedo l’ora di venirci!” ripete da un mese.

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Arriviamo e ad accoglierci ci sono gli spaghetti, ma non quelli veri, quelli di Detroit nella voce a tutto volume di Fred Bongusto che si mischia a quella di Alessio e dei residenti, alle prese col karaoke mentre ci aspettano. E coi residenti, Max non tarda a instaurare uno scambio vivo e autentico, come vive e autentiche sono le poesie che inizia a recitarci, in stile performativo, poesie da gare di Poetry Slam a cui Max partecipa su e giù per l’Italia. Il ritmo è serrato, trascinante, ma con Max si va oltre l’esecuzione poetica: siamo dentro una agorà greca dove si recita poesia e si fa filosofia, tra una poesia e l’altra discutiamo di fiducia, di amore, di vita. “Sei istruito”, interviene Maria.

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L’università dà tanto”, osserva Max, “ma è importante anche uscire fuori, sporcarsi le mani, scavare nella sabbia e vedersi le unghie sporche, come fanno i bambini”. Fuori piove, siamo dentro al calduccio, siamo adulti-bambini che hanno voglia di sporcarsi le mani, ancora. Max si ritrova a svelarci di sé – “Mi state conoscendo più voi qui oggi!!” – del desiderio di costruire qualcosa di concreto nella vita.I castelli vanno costruiti, certo” – sottolinea Annamaria – “ma alla fine quel che rimane è dentro qui”, e si tocca il cuore. E l’umanità che rimane si sente eccome, dentro i versi ritmati di Max, che riportano sempre al cuore che batte e alla vita che scorre: “dubito di tutto, ma credo che la poesia / possa stracciare il vestito a lutto di questa vita restia a darsi per vinta / non si è mai estinta, sapete / la volontà di sapere chi siamo / di svegliare in chi amiamo la memoria di un tramonto o di una sera o di una risata o di una rosa / bruciata dal tempo, di qualsiasi momento importante nel tormento scostante di essere uomini / e vivi”. E vivi ci sentiamo di sicuro al termine di un’ora di poesia e filosofia, con Max che si mette a sedere tra il pubblico, in uno scambio che sembra non voler finire. “Voi siete al principio del bello”, conclude Maria, commossa.

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A noi sembra una perla di filosofia, e ce la portiamo via con noi, ci portiamo via quel bello che ha inizio ogni volta che entriamo al Giglio e passiamo assieme qualche ora immersi nella poesia, con fare aperto, genuino, umano. Dentro Il Giglio, e in compagnia di Max, siamo dentro l’umano più umano che ci sia: e (checché ne dica Nietzsche) questo umano non è mai troppo.

E ci ritroviamo per un nuovo momento di umanità e poesia Domenica 11 Novembre alle ore 16 con la scrittrice Chiara Guarducci, fresca di pubblicazione col suo “Monologhi”, Titivillus. Segnatevelo in agenda!!

V.

 

 

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