Una domenica assieme ai nostri io, ed al teatro di Chiara Guarducci

Chiara nel mondo non ci gira molto, perché il mondo lei se lo porta dentro. “Sono stanziale, nata e cresciuta a Firenze”, racconta mentre l’autobus ci culla nel suo movimento. E di movimento, dentro quel mondo che Chiara si porta dentro, ce n’è eccome: è un universo esuberante, vibrante di voci, popolato da personaggi con varie inquietudini, che fremono, che a un certo punto debordano, personaggi de-bordanti, ai bordi del mondo, quello canonico, che non sanno starsene buoni e tirano fuori la voce.

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E a dar voce, a questi personaggi, è proprio Chiara: fa la drammaturga. Scrive, per il teatro soprattutto, anche se il suo primo libro è una raccolta di poesie. E la poesia ci sta tutta, nel teatro di Chiara, nel ritmo che percorre le sue voci narranti, nelle immagini che nascono dalle parole, nella potenza emotiva con cui i personaggi tentano di sopravvivere a “quella ferita che è la nascita”, di colmare “la mancanza che li popola”, come spiega l’autrice nell’intervista dentro Monologhi, l’ultima opera che ha scritto e che sta per presentare alla RSA Il Giglio. Ma nonostante si tratti di monologhi, è un dialogo che Chiara cerca da subito con i residenti. Il suo è un approccio coinvolgente, e infatti alla prima domanda:

“Sapete cos’è un monologo?” risponde veloce Viviana: “Un dialogo fatto da soli”.

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E il dialogo con il pubblico continua, quando Chiara si presenta, con parole autentiche, parlando del suo essere “disordinata nel mondo”, quasi “sfrattata”. Non sa che chi ha di fronte, quel mondo “sfrattato” lo conosce bene, e non dà giudizio, come Maria quando interviene col suo “Te sei te, e basta”, a sottolineare il valore di essere quel che si è. E anche i personaggi che Chiara prende a recitarci sono quel che sono, disordinati e umani, con tutte le loro manie e insofferenze, come la rabbia dell’uomo qualunque al ristorante, che deborda di fronte a un salmone marcio, “trapassato”, a cui ribellarsi, come al marcio del mondo, o il mondo sicuro di un Picasso narcisista e traditore che d’improvviso crolla di fronte alla prima donna che l’abbandona. Chiara si accende nella recita dei monologhi di personaggi che lei stessa definisce fantozziani, dove tragedia e comico si mescolano, dove stare ai bordi significa avere la forza di stare dentro la parte vera di sé, quella che scotta, il coraggio di portarla fuori, mostrare senza timore tutti i vari lati che ci compongono, quelli che a un certo punto Roberta definisce “i nostri io dentro”.

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E quel che fanno i personaggi di Chiara, è proprio questo: si mettono in dialogo con “i loro io dentro”. E il ruolo che gioca il teatro, in tutto questo, ce lo ricorda Chiara nel suo libro, quando commenta che, dopotutto: “Ogni uomo è un teatro, e il teatro serve a farci riconoscere i nostri altri”. E allora diamo il benvenuto, a tutti i nostri altri, all’io che d’un tratto s’infuria, all’io che si sente ferito, all’io che questa domenica se ne sta spensierato al Giglio, assieme ad altri io, a godersi una nuova preziosa immersione nell’arte – e nella vita che scorre.

E avremo modo di immergerci ancora dentro l’arte Domenica 23 Dicembre alle ore 16 con la giovane poetessa Giulia Martini, già acclamata da quotidiani come La Repubblica e La Nazione.

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All’interno di questo progetto culturale che stiamo portando avanti, riprende, come di consueto da 3 anni, il laboratorio teatrale RSSA (Residenze Socio Shakespeariane Assistite), con una nuova Open Call rivolta a giovani tra i 18 e 25 anni, che verrà aperta Giovedì 15 Novembre e avrà come scadenza il 24 Gennaio 2019. Quest’anno abbiamo scelto come testo Sogno di una notte di mezza estate. Maggiori informazioni qui: www.residenzeshakespeariane.comfacebook.com/residenzeshakespeariane

V.

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