Dentro un niente pieno di viaggi e parole, in compagnia di Luca Buonaguidi

Il cielo fuori è grigio ma Luca ci porta i colori. Prima di tutto, nei pantaloni gialli che sanno di sole, poi, negli occhi che ci regalano un po’ di azzurro. Ma soprattutto, Luca i colori ce li porta nelle parole, che sono calde, vive, in viaggio dentro storie lontane, nello spazio e nel tempo. E di tempo Luca ce ne chiede un po’ per una sigaretta, prima di entrare, e prende a parlare. Tanto. Non si capisce chi sta conoscendo chi: volevamo fargli un’intervista ma è lui a sommergerci di domande, aperto e curioso. Curiosi sono anche i residenti della RSA, pronti in sala per incontrare il poeta ospite. Ma Luca non è solo poeta. È uno che si definisce “malato di musica” e quando entra si mette a ballare assieme a Viviana e Giuseppa, a ritmo della musica scelta da Alessio.

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È uno che si mette in viaggio per scoprire ed esplorare, specialmente l’Asia. Uno che scrive, dei viaggi che fa, e nello scrivere trova il suo centro: “sono uno che scrive e nel tempo libero lavora” scherza con noi. E il viaggio assieme alle parole di Luca prende inizio dal paese “di 10 persone e 15 galline” in cui ha scelto di vivere, sull’Appennino tosco-emiliano, nei cui boschi, ci svela, pare sia passato pure Dante, traendo ispirazione per quella selva oscura in cui si smarrisce. E smarriti sono anche i nostri sensi, tra gli aneddoti di Luca, che prende a leggere dal suo ultimo diario di viaggio, Uno studio sul niente. Viaggio in Giappone. Dentro ci sono versi di Luca e citazioni di scrittori, monaci, viaggiatori. E tante fotografie, che a un certo punto vengono proiettate sul muro, facendo esclamare “Miyazaki!” a un residente.

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Eh sì, siamo tutti in Giappone, adesso, con il cuore. Ma con il corpo, siamo ancora con Luca, che legge un passo sul suo incontro con Matt, un monaco che lo ammonisce a “rispettare gli zombie”. Come zombie, un po’ storditi siamo anche noi, in attesa di afferrare il senso del monito, che arriva quando Luca ci narra la storia del tempio giapponese formato da 34 colonne e 33 spazi vuoti, chiamato “Il tempio 33”, e non 34: un niente che è pieno. “Il niente”, ci spiega Luca, “per i giapponesi è una sostanza che permea tutta la realtà”. Come ci ricordano i suoi versi, da qualche parte c’è / un niente che tutte le sere / appare e scompare. Il fascino continua quando scopriamo che in giapponese non esiste il verbo “essere”, ma un altro che Luca chiama “nienteggiare”, perché, ci spiega, “una cosa che non c’è compie comunque un’azione”. E adesso lo capiamo, perché è importante, “rispettare gli zombie”: perché sono spiriti, qualcosa che non c’è, un niente, un vuoto. “Ma un vuoto”, commenta Roberta dal pubblico, “che è molto pieno”. Luca si accende e aggiunge che è un po’ come quel che gli è capitato in India, dove, al pari del vuoto-pieno giapponese, ha scoperto “un silenzio carico di significato e rumore, nel bene e nel male”. “Il silenzio non è assenza di suono”, continua Luca, “ma una modalità di ascolto”. Siamo in silenzio – in modalità di ascolto – anche noi, ma con il corpo che produce rumore, dunque vita. Siamo in viaggio, abbiamo toccato il Giappone per arrivare in India. Anche i residenti vogliono condividere le loro esperienze. Luca si ferma e sta in ascolto del silenzio rumoroso che scorre tra il pubblico, e lo raccoglie, quando ascolta Viviana raccontare che lei è stata in Kosovo con la protezione civile, ai tempi della guerra. E altre due residenti che sorridono ricordando il viaggio a Budapest. E Marco, che rivive il viaggio in Costa Rica.

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E allora, in questo niente che ha così tanto da raccontare, per tutti, in una domenica grigia fuori e colorata dentro, ci prepariamo a rispettare gli zombie facendo nostri i versi di Luca, che vuole imparare a rispettare gli zombie… / a stare immobile ma mai fermo / e anche tutto il giorno dentro una stanza / e dentro una stanza dentro me stesso, /solo, ma non solo e basta, /solo-solo, solo senza me stesso”.

E ci rivediamo domenica 14 aprile alle 16, assieme ad Arzachena Leporatti e la sua raccolta “Anatomia di una convivenza” (Interno Poesia 2018), che la rivista “L’indiscreto” ha inserito tra i libri di qualità usciti tra ottobre 2018 e gennaio 2019.

Continua intanto presso gli spazi de “Il Giglio” il Laboratorio teatrale “Sogno di una notte di mezza estate”, ogni giovedì dalle 15.30 alle 17.30, a cura di Francesco Ferrieri e Alessio Martinoli.

V.

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